
Isabella Ferrari: il coraggio di cambiare e di raccontarsi
28 Marzo 2025 0 Di CinestorieIsabella Ferrari è stata la protagonista dell’Incontro di Cinema al Teatro Petruzzelli, nella penultima giornata del Bif&st 2025. L’evento si è aperto con la proiezione di Amatemi di Renato De Maria, film che ha segnato profondamente l’attrice.
Un film come lettera d’amore
Ferrari ha raccontato il legame speciale con Amatemi: «Avevo appena avuto il mio terzo figlio. Mi sentivo insicura sia come attrice, ero ferma da un po’, sia come donna. Questo film è una lettera d’amore che mio marito Renato (De Maria) mi ha dedicato. Racconta di una donna che, lasciata dal marito, recupera se stessa e la sua femminilità».

Ha ricordato anche le difficoltà nel farlo uscire: «All’inizio fece fatica a girare. Solo quando, in un festival all’estero, Variety scrisse che era il racconto di una donna in un non-luogo, ricordando un film di Antonioni, il film uscì nelle sale».
Una carriera costruita sul cambiamento
L’attrice ha ripercorso la sua carriera, iniziata a 17 anni con Sapore di mare di Carlo Vanzina: «Decise mia madre per me. Visto il successo, di colpo non potevo più uscire di casa. E poi i ruoli che arrivarono erano sempre uguali».
Il cambiamento arrivò con Marco Tullio Giordana: «Mi tagliò i capelli e mi tinse di nero. La stampa era pronta a impallinarmi, la ragazza della commediola non poteva fare cinema impegnato. All’inizio della proiezione ci furono fischi, ma il giorno dopo le critiche furono meravigliose».
Anche con Ettore Scola ebbe un momento cruciale: «Per Romanzo di un giovane povero, il film faceva fatica a partire. Quando partì, ero incinta. Scola mi volle lo stesso. Per non far vedere il pancione usò primi piani strettissimi. Forse glielo suggerii io, lui mi ascoltò… E per quello vinsi la Coppa Volpi. Chissà».

Affidarsi ai registi e riscoprirsi
Ferrari ha raccontato di non aver mai avuto una vera formazione accademica: «Il mestiere di attrice è arrivato da sé. L’unica cosa che ho in mano è fidarmi del regista».
Ma a volte anche la sua determinazione ha contato: «Nei film sono gentile, chiedo sempre. A casa, invece, comando! Quando mi hanno offerto Distretto di polizia non sapevo come interpretarlo. Mio marito mi disse di fare come a casa. E funzionò!».
Il corpo, la sessualità e i ruoli al cinema
Ferrari ha parlato del lavoro sul corpo: «Ogni personaggio ha diritto a una propria camminata». Anche la rappresentazione della sessualità ha un peso: «Non è facile fare i conti con le reazioni del pubblico e il senso di colpa legato al piacere».
Ha affrontato anche il tema dei ruoli femminili nel cinema: «A cinquant’anni non avevo più ruoli. Avevo sempre interpretato donne seducenti, finché quella parte non ha più potuto appartenermi. Finalmente sono passata ai ruoli di madre. Non è giusto che nel nostro immaginario, a un certo punto, l’età delle protagoniste si blocchi».
Guardando al futuro
L’attrice ha concluso con un augurio per il cinema italiano: «Senza rischi si spegne un’arte, l’arte giovane del cinema». E ha annunciato con entusiasmo: «Tra un mese girerò il mio primo film con Pupi Avati».

Nella serata Isabella Ferrari ha ritirato il premio «Arte del Cinema» al Teatro Petruzzelli.
(Foto B. Gemma, Uff Stampa Bif&st)